Sulla BussolaQuotidiana del 12 aprile 212 la studiosa Anna Bono ha ricordato che: «Nel 2011, sempre per combattere il riscaldamento globale, e inoltre lo spreco di acqua, la Commissione Europea ha istituito un premio di ben 3,3 milioni di euro che andrà alla migliore idea per convincere la gente a nutrirsi di insetti in sostituzione della carne dei mammiferi il cui consumo -sostengono certi ambientalisti- è ormai insostenibile per il pianeta: il bestiame da macello produce il 18% della Co2 -dicono- e per ogni chilogrammo di carne si impiegano 3.200 litri di acqua». Totò direbbe: …e io pago!
APPELLO
Cari amici, in tutti questi anni non ho mai chiesto niente, ma adesso c’è una necessità : LaBussolaQuotidiana è a rischio di chiusura e serve denaro. Troppo complicato spiegarne qui i motivi. I quali, tuttavia, non dipendono dalla mancanza di lettori, tutt’altro. Poiché quel quotidiano online ospita anche un mio speciale Antidoto settimanale (oltre a miei commenti ed editoriali), sono direttamente interessato alla salute di questa voce realmente indipendente. Ecco l’appello per il quale non esito a stendere la mano: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-centomila-euro-per-sopravvivere-5088.htm
17 RAGAZZE
Il film 17 ragazze, che parla del mondo degli adolescenti, in Italia per poco non è stato vietato ai minori di 14 anni, cioè proprio a quelli cui si indirizza. Il film è scritto e diretto dalle sorelle Muriel e Delphine Coulin e si ispira a fatti realmente accaduti. La storia tratta di diciassette liceali che decidono tutte insieme di rimanere incinte, per protesta contro la loro profonda solitudine dovuta all’assenza dei genitori. La commissione censura italiana aveva motivato ufficialmente la sua precedente decisione (prima del ricorso) con gli spinelli che compaiono in una scena. Ma la redazione culturale de «Il Giornale» (10 marzo 2012) rivela che «secondo fonti ben informate», il vero motivo è un altro: «il timore dell’emulazione e l’istigazione alla gravidanza». In effetti, la “trasgressione†delle 17 ragazze del film è davvero enorme: l’unica cosa che può fare una ragazzina bombardata da educazioni sessuali, preservativi e pillole gratis, aborti anonimi e mutuati, è restare incinta a bella posta. E tenersi il pargolo. Alla faccia degli adulti.
NAPOLEONE
Angela Pellicciari ha pubblicato sulla BussolaQuotidiana un articolo (Napoleone e i suoi massoni, 24.3.12) che riporto integralmente perché ne vale la pena: «Recensendo sul Corriere della Sera il libro I dieci errori di Napoleone (Mondadori) di Sergio Valzania, Luciano Canfora, sempre suggestivo nelle sue analisi, scrive: “Valzania non è insensibile alla tematica del ‘tradimento’, all’interferenza cioè di questo micidiale fattore, non sempre percepito dagli storici nella sua rilevanza, e considerato piuttosto come un condimento romanzesco della ricerca. Si tratta della questione del mancato arrivo di Grouchy e della sua colonna nel momento cruciale della battaglia di Waterlooâ€. Il tema del tradimento, del tradimento militare, è effettivamente intrigante perché offre prospettive impensate ai non addetti ai lavori. Io, per esempio, nelle letture a tappeto che ho fatto su risorgimento e massoneria nella biblioteca della Civiltà Cattolica, sono caduta dalle nuvole quando mi sono imbattuta in un libro mezzo mangiato dai topi scritto da un tale Luigi Parascandolo, sacerdote napoletano. Nel suo La Frammassoneria in questo ultimo decennio (Napoli 1880), Parascandolo sostiene che la meravigliose vittorie dell’esercito napoleonico siano imputabili al tradimento. La prospettiva, rispetto a quella di Valzania-Canfora, sembrerebbe rovesciata perché Valzania parla di sconfitta mentre Parascandolo di vittorie. Ma chissà che, a conti fatti, se tradimenti ci sono effettivamente stati, questi non abbiano riguardato entrambe le facce della guerra: le vittorie come le sconfitte. Veniamo alle affermazioni di Parascandolo. Il sacerdote analizza le campagne bonapartiste all’interno di un quadro che rende ragione di alcune vittorie strategiche della Francia rivoluzionaria, inspiegabili a partire dal rapporto di forze sul campo, col tradimento di funzionari e generali giacobini che parteggiano per il nemico francese, anteponendo un vincolo ideologico di tipo settario alla fedeltà alla patria. Detto per inciso: so per esperienza quanto ragionamenti simili siano determinanti per spiegare in modo inconfutabile la conquista del regno delle Due Sicilie all’epoca della spedizione dei mille. Parascandolo racconta come “le orde repubblicane†entrarono senza colpo ferire in Belgio, Olanda, Savoia, Magonza, Treviri, Spira, Worms e Francoforte “per una lunga serie di tradimentiâ€, perché “in tutti i paesi del Reno, i massoni tradirono la loro patria tedescaâ€. I francesi conoscevano in anticipo i piani di battaglia e le strategie difensive, mentre i generali tedeschi non davano ordini al momento opportuno o eseguivano male quelli dati e si arrendevano senza sparare un colpo. Succede così che “Milizie agguerrite, che poco prima avevano dato saggio di bravura, all’improvviso si mostravano come divenute impotenti, ed i generali sembravano ciechiâ€. Le campagne napoleoniche non fanno eccezione: l’irresistibile e fulminea avanzata di Bonaparte si spiegherebbe con l’aiuto che i fratelli gli danno in ogni occasione. Parascandolo cita, fra gli altri, il caso del generale Mack, artefice della sconfitta dell’esercito napoletano di quarantamila uomini contro seimila francesi, fuggito a Parigi e nondimeno incaricato da Francesco II d’Austria del comando di vari reparti “tutti battuti presto e beneâ€, fino a che “chiusosi in Ulma con trentamila uomini, lasciò passare a Napoleone il Danubio, e capitolò il 15 ottobre, senza colpo ferire con tutto il suo esercito intattoâ€. Sconfitti tutti i regni, posti suoi familiari e amici a capo delle nazioni un tempo cristiane, Napoleone firma un concordato con la chiesa ed acquista un’autonomia impensata, simile alla “tirannideâ€. Succede così che, all’improvviso, le sue meravigliose qualità militari sembrino svanire: male informato, male obbedito dai generali, “nei momenti decisivi vedevasi privato del soccorso di numerosi corpi di Milizieâ€. A ben vedere l’unica differenza fra quanto scrive Canfora e quanto scrive Parascandolo è che, mentre il “sacerdote napoletano†attribuisce alla massoneria la causa di vittorie e sconfitte delle armate napoleoniche, Canfora si limita a parlare di tradimenti senza accennare all’identità dei possibili traditori».
ACQUA
Riccardo Cascioli, su LaBussolaQuotidiana del 14 marzo 2012, ha commentato il Forum di Marsiglia sul problema dell’acqua, lamentando che «ad alimentare la confusione ci si è messo anche il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace con il documento pubblicato nei giorni scorsi, proprio in occasione del Forum». Infatti, il problema non sta nella disponibilità di acqua ma nell’accesso ad essa: «Secondo un Rapporto pubblicato nel 2007 dalle organizzazioni non governative Oxfam, Safeworld e Iansa, ogni anno l’Africa perde “almeno 18 miliardi di dollari a causa di guerre, guerre civili e insorgenzeâ€. Dal 1990 al 2006 sono stati “persi†circa 300 miliardi di dollari, una cifra folle “equivalente all’ammontare nello stesso periodo degli aiuti internazionali dai principali paesi donatoriâ€. E’ per questo motivo che paradossalmente il problema dell’accesso all’acqua è particolarmente acuto nella zona dei Grandi Laghi africani, che pure è uno dei bacini di acqua dolce più grande al mondo».
8MARZO
Su LaRepubblica.it del 7 marzo 2009 (ringrazio Pietro Licciardi per avermelo segnalato) è comparso un articolo di Silvana Mazzocchi con questo titolo: « Anche le femministe in un libro riconoscono che l’8 marzo è una festa “inventata”…». E’ la recensione di un testo (Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna, di Capomazza e Ombra, ed. Utopia). Secondo la leggenda fu la rivoluzionaria Clara Zetkin, nel 1910, a scegliere l’8 marzo per ricordare le operaie americane morte due anni prima durante un incendio avvenuto nel corso di uno sciopero. Invece, è «provato da una ricca documentazione che, a fissare il giorno delle donne all’8 marzo», fu «la Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921 “per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa”». Le mimose? Nel 1946 quando l’Udi, Unione donne italiane, si trovò a organizzare il primo 8 marzo dell’Italia liberata, le partecipanti alla discussione decisero di optare per le mimose. Come ricordava il compianto Alfredo Cattabiani, i prati di Roma erano pieni di fiori e fiorellini, ma la mimosa era speciale, essendo il fiore dell’acacia, albero simbolo della massoneria.
PEARL
Su «Sette», il settimanale del Corsera (8 marzo), nella Festa delle Donna c’è la foto di Pearlperry Reich, ebrea ultraortodossa nata a Gerusalemme e figlia di un rabbino emigrato negli Usa. Pearl ha trent’anni ed è bella. Oggi campa come modella ma, dice il servizio, «è diventata la bandiera delle (rare) donne che si sono ribellate alle mortificazioni degli haredim». E’ stata sposata con un religioso «basso e grasso che mi fu imposto e che mi chiamava prostituta se in casa giravo con una camicia a maniche corte». Dodici anni di botte. Poi non ne ha potuto più e se ne è andata. «La famiglia le ha tolto il saluto. I rabbini le hanno tolto i quattro figli, perché “con lei crescerebbero paganiâ€Â». E lei ha denunciato tutti. Be’, non erano solo i musulmani…
OMOSALVATICO
«AD MAJOREM DEI GLORIAM
Motto della Compagnia di Gesù, che fa sorridere gli scerebrati ma che dovrebbe essere di tutti i cristiani, anzi di tutti gli uomini. Dio, nella sua assoluta perfezione, non ha bisogno di gloria; ma noi, sì, che abbiamo bisogno di glorificarlo, in ciascuna della nostre giornate, in ciascuna delle nostre opere, perché soltanto riferendo a Lui tutta la nostra vita siamo assicurati di partecipare, per sempre, alla sua.
ALFA E OMEGA
Dall’alfa all’omega voleva dire, anticamente, tutto lo scibile. Il signore moderno è più modesto: la sua alfa è la tavola abbondantemente apparecchiata e il suo omega –obbedendo al proverbio che tutti i salmi finiscono in gloria- è il letto dove dorme dopo aver coperto la sua femmina. Tra quell’alfa e quest’omega non c’è che un passo e questa lineetta di congiunzione è l’Affare.
ANO
Nell’anatomia esoterica dei borghesi l’ano è, dopo la bocca, la parte più importante del loro amatissimo corpo. I due orifizi corrispondenti sono l’uniche porte per le quali il borghese comunica col mondo esterno. Se l’ano non espelle il superfluo, la bocca non può esser nuovamente riempita e per conseguenza non può esser compiuta l’essenziale missione dell’uomo su questa terra».
Quelle che avete letto sono tre voci a caso del Dizionario dell’omo salvatico. Volume primo A-B, di Domenico Giuliotti e Giovanni Papini (con prefazione di Mario Bernardi Guardi), edizioni Il Cerchio, pp. 373, €.26,00.
Imperdibile.


