NAVALNY

«Come mai il capo dei servizi di intelligence ucraini dichiara ai giornalisti che Alexej Navalny non è stato ucciso, ma è morto per un trombo? Kyrylo Budanov ha risposto ai giornalisti dicendo: “Spiace deludervi, ma per quanto ne sappiamo, Navalny è effettivamente morto a causa di un coagulo di sangue.” (…) Inoltre, la madre di Navalny ha visto l’autopsia, ha parlato con i medici, ha ricevuto il corpo e non ha avuto niente da dire. Tra parentesi, sia la madre che l’avvocato lo avevano visitato il 12 e 15 febbraio e nessuno parlava di maltrattamenti di qualsiasi genere. Nel caso del giornalista americano a Karkov, Gonzalo Lira, arrestato due anni fa perché criticava il regime di Zelensky e fatto morire in prigione, la madre non ha visto nessuna autopsia, non ha visto il cadavere e ha dichiarato che le hanno impedito sempre di visitarlo e lo hanno fatto morire nel silenzio generale. (…) finora l’Italia ha stanziato circa 17-18 miliardi (cioè la nostra quota dei soldi stanziati dalla UE) per il regime di Kiev e con il nuovo Trattato ci impegniamo a farlo per i prossimi dieci anni» (P. Becchi, 26.2.24).

SBATTEZZO

Belgio, «la battaglia ideologica per lo “sbattezzo”, condotta da anni anche in Italia da varie associazioni atee. Una battaglia, a dire il vero, ben poco laica: se il battesimo li ha lasciati liberi di diventare atei che paura ne hanno? A meno che non temano davvero che il sacramento abbia lasciato qualche effetto nella loro anima, dimostrando così di crederci più di molti cristiani» (S. Chiappalone, 23.1.24).

KYIV

(…) il ministero degli Esteri tedesco (retto da una verde, ndr) ha diffuso una notizia fondamentale per l’esito del conflitto: nella corrispondenza ad uso ufficiale, sarà utilizzata la parola ucraina “Kyiv” e non più il termine russo “Kiev” per indicare la capitale dell’Ucraina. (…) a fine marzo 2022 gli anglo-americani hanno indotto il governo ucraino a rinunciare all’accordo di pace negoziato con la mediazione turca in base al principio che la guerra doveva continuare perché avrebbe logorato la Russia.(G. Gaiani, 24.2.24).

A.P.

«Nel 2019 l’Autorità Palestinese accusò Hamas di aver dirottato gli aiuti – in particolare 250.000 chilogrammi di carne bovina – inviati dall’Arabia Saudita per il Ramadan. L’agenzia di stampa palestinese Wafa fu inequivocabile: «Hamas sta rubando il sostentamento dei poveri. Tutto quel che viene inviato a Gaza viene sequestrato da Hamas e venduto al mercato nero a beneficio dei signori della divisione palestinese e delle loro famiglie» (…). Dei 500.000 studenti che frequentano le scuole di Gaza, oltre la metà frequenta le scuole gestite dall’UNRWA e utilizza libri di testo che dipingono regolarmente gli ebrei come nemici dell’islam, glorificano i terroristi e promuovono il jihad per la liberazione della Palestina» (L. Formicola, 3.2.24).

7 OTT

«La testimonianza più vera sul 7 ottobre è questa: “Mi chiamo Prof. Aryeh Eldad dell’ospedale Hadassah Ein Kerem. Anni fa ho fondato la Skin Bank in Israele, che è la più grande del suo genere al mondo. La banca della pelle contiene pelle per la cura quotidiana e per i tempi di guerra. La banca della pelle si trova nell’ospedale ‘Hadasa Ein Kerem’ di Gerusalemme, dove ero direttore del reparto di chirurgia plastica. Un giorno mi è stato chiesto di inviare la pelle per una donna musulmana di Gaza, che era stata ricoverata nell’ospedale ‘Soroka’, dopo che i suoi familiari l’avevano bruciata. Tali orrori si verificano abbastanza spesso nelle famiglie musulmane quando si sospetta che la donna abbia avuto una relazione. Abbiamo fornito tutto l’omotrapianto (cellule della pelle dei donatori) necessario per il suo trattamento. È stata curata con successo dal mio amico e collega, il Prof. Lior Rosenberg ed è stata rilasciata nella sua casa a Gaza. È stata invitata a regolari visite di controllo presso la clinica ambulatoriale di Be’er Sheva. Un giorno è stata sorpresa al valico di frontiera con addosso una cintura esplosiva. La sua missione era quella di farsi esplodere nell’ambulatorio dell’ospedale dove le era stata salvata la vita. Dopo un’indagine sembra che la sua famiglia le avesse promesso che se l’avesse fatto l’avrebbero perdonata. Questo è un conflitto culturale, o meglio una guerra tra civiltà e barbarie. Ecco cosa attende il mondo se lui non si prende cura di fermarlo”» (G. Meotti, newsletter, 16.2.24).