Antidoti

AVVISO3

«Chi vuole può sostenere gli Antidoti cliccando sul bottone PayPal a destra nel sito o utilizzando questo link: www.paypal.me/rinocammilleri». Il giorno stesso in cui uscì questo Avviso i sostegni fioccarono. Purtroppo la posta Gmail, forse per mia imperizia, mi ha fatto sparire i nomi dei sottoscrittori più tempestivi, cui va ogni mio ringraziamento (anche perché mi fanno sentire meno solo). Resomi più accorto, ecco quelli della seconda ondata, che ringrazio: Andrea Pizzichini, Francesco Lecca, Franco Filipucci, Valentina Lazzari, Andrea Marghinotti, Matteo Ciocci. Se i «primi nati» (citazione dal “Silmarillion” di Tokien) volessero farsi risentire, sarò lieto di ringraziarli nominalmente.

AVVISO2

«Chi vuole può sostenere gli Antidoti cliccando sul bottone PayPal a destra nel sito o utilizzando questo link: www.paypal.me/rinocammilleri». Il giorno in cui uscì questo Avviso i sostegni fioccarono. Cessarono di botto quando uscì un nuovo Antidoto. Ringrazio i sostenitori della prima ora. Per il resto, boh.

BELLACIAO

Paolo Guzzanti («Il Giornale», 25.4.20) informa che la canzone Bella ciao nacque «a Praga alla vigilia del colpo di stato comunista in un congresso della Gioventù Comunista Internazionale». Era una vecchia canzone delle mondine del Polesine con il testo modificato «copyright della Federazione Giovanile Comunista Italiana». Ideata due anni dopo la fine della guerra, nessun partigiano la cantò mai. Ma, potenza della propaganda comunista, nel 2020 è stata cantata in tutto il mondo. Perfino dai balconi tedeschi (ed è il colmo).

GARIBALDI

«Lo sapete che mentre combatteva in Sudamerica al servizio della Repubblica del Rio Grande contro l’Impero brasiliano (1839) si rese responsabile della strage di Imaurí, in cui venne fatta orrendamente a pezzi la pacifica popolazione locale, colpevole solo di non volersi schierare dalla parte dei repubblicani? Nella sua biografia, inorridito egli stesso per la mattanza a cui s’erano abbandonati i suoi uomini, scrive: “Eseguii un ordine categorico, che non mi lasciava alternative”. Anche i gerarchi nazisti avrebbero accampato la stesa scusa, a Norimberga nel 1946. Lo sapete che, dopo aver seminato figli, aborti e tentati suicidi d’amore tra parecchie decine di donne che amava e poi lasciava, a 53 anni impalmò una minorenne, la marchesina Giuseppina Raimondi, che lasciò un’ora dopo le nozze quando gli fu scortesemente riferito che la disinibita ragazza aveva due amanti ed era già incinta di uno di loro? E che un mese prima, da Caprera, le aveva mandato una lettera in cui, supplicandola di sposarlo, scriveva: “Io ho nell’isola una donna plebea, e da quella donna ho una bambina; ma questo sarebbe il minore ostacolo…”» (Andrea Del Ponte, «Il Giornale del Piemonte e della Liguria», 16.6.20).