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“Prima di Petrecca, la telecronaca della cerimonia olimpica era stata affidata ad Auro Bulbarelli, vicedirettore di Rai Sport, con anni di esperienza nelle principali corse ciclistiche internazionali. Durante la conferenza stampa di presentazione Bulbarelli ha anticipato che il presidente della Repubblica avrebbe riservato una sorpresa “paragonabile a quanto avvenuto alle Olimpiadi di Londra del 2012 con Elisabetta II e James Bond”. Ha fatto il suo mestiere: ha dato una notizia. Troppo bene. Dal Colle sarebbero partite telefonate irritate. Risultato: rimozione. E silenzio generale. Nessuna levata di scudi sindacale per un collega allontanato per aver rivelato un retroscena. Nessuno sciopero delle firme. Poi arriva Petrecca, inciampa in una serie di errori, e improvvisamente scatta la mobilitazione morale” (E. Foscarini, 12.2.26). Rai: di tutto, di più.

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La prima notizia del Tg1 è la più importante. Domenica 3, h13.30: Amadeus che mostra la scenografia di Sanremo (simil arredo stradale natalizio), poi, lento e solenne, comunica i primi 13 cantanti in gara: prima, F. M’annoia, seguono i soliti. Poi, il raffreddore del papa, poi solito omicidio di Giulia, poi la guerra a Gaza. No, non è la Bbc, questa è la Rai, la Raitivù, zumpappà…

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Ha scritto Robi Ronza su La Nuova Bussola Quotidiana del 28 febbraio 2015: «Immaginiamoci che cosa sarebbe successo se qualcuno avesse mai preteso di impiantare un “servizio pubblico della carta stampata”: una grande casa di produzione di giornali nazionali e locali guidati da direttori nominati dal mondo dei partiti. Giustamente si sarebbe gridato all’attacco mortale alla libertà di stampa. Se invece un giornale viene diffuso non su carta ma per via radiofonica o televisiva allora va bene che sia prodotto da un’impresa statale a stretto controllo partitico che per di più si finanzia tenendosi un’imposta che incassa per conto dello Stato. Tale è infatti il canone radiotelevisivo».