“Trucco, minigonna, tatuaggi, capelli sciolti al vento. Una vita piena di lusso tra serate in ristoranti (cocktail in mano) e alberghi con spa e trattamenti di benessere. La quotidianità della giovane Hamideh Soleimani Afshar sarebbe stata impensabile in qualsiasi località della sua natale Iran. Ma negli Stati Uniti la libertà era piena. Fino a quando non è stata arrestata la scorsa settimana a Los Angeles, per ordine dello stesso segretario di Stato americano, Marco Rubio. La nipote del potentissimo generale Qassem Soleimani, scomparso durante l’attacco in Iraq a gennaio del 2020, pubblicava sui social network una quotidianità sopra le righe: voli in elicottero sul deserto, viaggi a Las Vegas, spiagge a Miami, tutto “bagnato” con decine di bottiglie di champagne. Stesso modello di vita per sua figlia, Sarinasadat Hosseiny. Nonostante questi atteggiamenti, non hanno mai condannato le restrizioni che subiscono le donne in mano al regime iraniano. Anzi, l’hanno sempre lodato, condannando allo stesso tempo le “aggressioni” degli americani, e definendo gli Usa “il Grande Satana”. Afshar è arrivata negli Stati Uniti nel 2015, come ricorda il Washington Post, con un visto da turista. Nel 2019 ha ottenuto l’asilo. Durante il governo di Joe Biden è riuscita ad avere la residenza permanente insieme alla figlia” (R. Miranda, formiche.net, 7.4.26).
il blog di Rino Cammilleri


