Agosto 2011

CIE

La notte tra sabato e domenica 21 agosto 2001, nel Cie (centro identificazione extracomunitari) di Torino è scoppiata l’ennesima rivolta con i soliti danneggiamenti (a carico di pantalone). Non è la prima. Tra febbraio e marzo nei vari Cie italiani rivolte a orologeria hanno portato la polizia sulle tracce di una regia anarchica («Il Giornale del Piemonte»). A battaglia finita, si trovano nell’area coinvolta palline da tennis o addirittura patate imbottite di hashish, che gli anarco-insurrezionalisti lanciano all’interno. A che serve la droga? Semplice: se un immigrato dimostra di essere “tossico”, viene mandato in un centro di recupero. Dal quale è più facile sparire e far perdere le proprie tracce. Anche le rivolte servono solo a far scappare qualcuno. Le istruzioni le buttano all’interno i soliti «antagonisti». I quali poi danno il segnale gettando petardi, petardi che servono ad attirare le forze dell’ordine mentre gli immigrati scappano dall’altra parte. La finta rivolta torinese del Cie di Corso Brunelleschi ha avuto, questa volta, come protagonisti i tunisini. I famosi «disperati» di cui i tiggì ci mostrano i barconi.

BENIGNI

Leggo sul «Giornale» del 6 agosto 2011 che la mostra organizzata a Bologna in onore di Roberto Benigni e sua moglie Nicoletta Braschi, «Bob & Nico», ha venduto biglietti per 50mila euro. Però la mostra in questione ne è costati 450mila. Nemmeno nella rossa Bologna sono interessati alla celebrativa del premio Oscar nazionale. Ma la domanda è un’altra: la differenza chi la paga?

INSORGENTI

«Quando i reggitori della Repubblica di San Marco, tremanti di paura alle minacce francesi, strappavano le gloriose insegne del leone alato e supplicavano pace, i contadini del veronese gridavano Via San Marco! e morivano per esso in quelle Pasque che rinnovarono i Vespri. Quando, sotto il cumulo di umiliazioni patite da prepotenti francesi e da giacobini paesani, Carlo Emanuele avvilito abbandonava Torino, i montanari delle Alpi, i contadini piemontesi e monferrini continuavano disperatamente la resistenza allo straniero. Quando nella Lombardia gli Austriaci si ritiravano incalzati dai Francesi, i contadini lombardi a Como, a Varese, a Binasco, a Pavia osavano ribellarsi al vittorioso esercito del Bonaparte, sfidando la ferocia della sua vendetta. Quando il mite Ferdinando III di Toscana era licenziato dai nuovi padroni e i nobili fuggivano, e i Girella, democratici improvvisati, venivano fuori con la coccarda tricolore, i contadini toscani insorgevano al grido di Viva Maria! Quando nelle Marche scappavano generali e soldati pontifici e il vecchio Pontefice arrestato era condotto via da Roma sua, non i Prìncipi cattolici osarono protestare, non Roma papale insorse ma i contadini dai monti della Sabina alle marine marchigiane caddero a migliaia per la loro fede e per il loro paese. Quando vilmente il re di Napoli con cortigiani, ministri e generali fuggiva all’avanzarsi dello Championnet, soli, i montanari degli Abruzzi, i contadini di Terra di Lavoro, i Lazzaroni di Napoli si opposero all’invasore in una lotta disperata e sanguinosa» (Niccolò Rodolico). Quella che avete letto è la «quarta di copertina» de «Le insorgenze. L’Italia contro Napoleone» (I Quaderni del Timone) di Oscar Sanguinetti. Un sunto dettagliato, comodo da avere sottomano. La prima, vera, Resistenza italiana.

BALDOVINO

Se avete visto il film “Le crociate” di Ridley Scott, con Sibilla che scappa insieme a Baliano d’Ibelin, è meglio che leggiate «Baldovino IV re di Gerusalemme» (I Quaderni del Timone), di Roberto Campisi e Renato Mambretti. Vedrete come sono andate davvero le cose. E conoscerete la storia del re lebbroso che a soli sedici anni sconfisse il famoso Saladino (battaglia di Montgisard, 1178, caratterizzata anche da fenomeni soprannaturali) e morì a ventiquattro. Da far leggere ai giovani moderni, che a sedici anni sono già sballati e a ventiquattro muoiono per futili motivi.

NUCCI

Alessandra Nucci, su «LaBussolaQuotidiana» del 4 agosto 2011, ha scritto un interessante articolo sulle strategie in atto negli Usa per fare approvare le nozze gay. I media mondiali hanno salutato con giubilo l’introduzione delle stesse nello stato di New York. Ma dice la Nucci: «Ogni volta che la questione è stata sottoposta a referendum, il voto popolare ha sonoramente bocciato le unioni omosessuali, e questo perfino in stati all’avanguardia della modernità e dai costumi liberissimi come la California. In trentuno stati su cinquanta si è arrivati al referendum e in ogni caso la maggioranza della gente semplice ha detto “no”. Come mai allora in sei stati il matrimonio gay è passato? Semplice: è stato per un intervento o della magistratura o della politica, a seguito di campagne intensissime e con forti iniezioni di capitali da parte delle lobby gay».

ECO-IDEALISTI

Notizia da «Il Giornale. Cronaca del Piemonte» del 27 luglio 2011. I carabinieri di Moncalieri hanno arrestato un gruppo di quattro francesi e due italiani, tutti disoccupati e senza fissa dimora però «vicini» all’area anarco-insurrezionalista. Voi penserete agli scontri No Tav. Invece no. In un centro commerciale e due negozi i sei hanno proceduto a una personalissima spesa proletaria, portandosi via capi d’abbigliamento per 700 euro e attrezzi da camping. Addosso e sull’auto avevano materiale propagandistico No Tav, anarco-insurrezionalista e pure un glossario tradotto in francese.

MUSICA

Per chi ama la musica liturgica (non il pop strimpellato dai «giovani» nelle chiese) e si sente a disagio quando il celebrante esclama «Adesso facciamo il canto numero 657» (ma quanti sono, in tutto, ‘sti canti?), c’è un bel libro di Marco Ronchi, «La musica nella liturgia» (Lindau). Per rifarsi almeno gli occhi, visto che non si può con gli orecchi.

PORFIRI

Il musicologo e professore Aurelio Porfiri ogni tanto scrive per l’agenzia Zenit sulla musica liturgica. Il 14 luglio 2011 ha risposto ad alcune obiezioni classiche. La prima: bisogna valorizzare la musica dei giovani. «Il culto del giovanilismo era in auge durante il fascismo, tramite il futurismo» e «in pratica non stiamo difendendo la cultura dei giovani (cosa è poi?) ma la cultura imposta dalle major discografiche». La gioia? Quelli che passano sono «canti semplicemente inneggianti ad una gioia che in questo caso non è spirituale, ma spiritata, quasi proveniente da una esaltazione che non procede da processo spirituale (…). Certo tutti vogliamo la felicità, ma essa è una speranza non una falsa realtà». Porfiri sottolinea poi «l’errore di chi pensa che la musica che si sente fuori deve essere poi trasportata nella liturgia magari cambiando semplicemente il testo». Altra obiezione: non bisogna mortificare la buona volontà di chi suona. Porfiri: «Se io vado da un dentista e devo scegliere fra il suo buon cuore e la sua bravura professionale, io sceglierei la seconda». Ulteriore obiezione: le cose in religione vanno fatte con spirito di gratuità. Invece, «è un dovere che il popolo cristiano supporti coloro che offrono un servizio professionalmente qualificato, così come si pagano i fiori o coloro che forniscono il sistema audio e via dicendo. Il sacrestano viene pagato, perché non l’organista o il cantore?».