“…lo spauracchio di Vladimir Putin. Che nella nostra immaginazione galleggia a metà tra due dimensioni: quella del conquistatore sfrenato che si prepara a invadere i Paesi baltici e la Polonia e quella dello stratega decotto, ormai prossimo alla sconfitta in Ucraina. Due versioni che si contraddicono a vicenda, senza che nessuno si preoccupi di verificare quale delle due sia vera. La “minaccia esistenziale” russa ci serve per mobilitare un popolo sempre più disilluso verso l’integrazione europea e, soprattutto, per giustificare un riarmo che, più che un modo per premunirsi da eventuali strappi americani, è un ripiego forzato dopo che il green e gli altri lacciuoli burocratici dell’Ue hanno distrutto l’automotive” (Il Barista, 22.6.26).