ORBAN

“Oggi a Bruxelles c’è una maggioranza di favorevoli alla guerra. L’atmosfera in Europa è bellicosa. La logica della guerra domina la politica. Vedo preparativi per la guerra da parte di tutti e ovunque. Il segretario generale della Nato ha detto che vuole istituire una missione dell’Alleanza in Ucraina. I leader europei sono già coinvolti in questa guerra, vedono questa guerra come la loro guerra e la stanno conducendo come tale. All’inizio si trattava di inviare solo elmetti, poi si è trattato di sanzioni, ma non di energia ovviamente. Dopo ancora si è trattato dell’invio di armi: prima armi da fuoco, poi carri armati, aerei, aiuti finanziari per svariate decine di miliardi, e ora di 100 miliardi di euro. Queste armi non migliorano la situazione, che, anzi, sta peggiorando. Siamo a un passo dall’invio di militari da parte dell’Occidente in Ucraina. Questo vortice militare può trascinare l’Europa verso il baratro. Bruxelles sta giocando con il fuoco e facendo arrabbiare Dio”. Su Facebook il 21 aprile Orbán ha anche scritto: “Questa non è la nostra guerra. Non la vogliamo e non vogliamo che l’Ungheria torni ad essere il giocattolo delle grandi potenze”. (Rossoporpora.org, 2.5.24).

SX

Hanno governato dieci anni grazie a giochi di palazzo e di presidenti. Ora accusano il governo di non fare quel che loro non han fatto e di sfasciare quel che loro hanno sfasciato (ricordate il “sobrio” Monti o i banchi a rotelle?). Hanno sempre tutta la propaganda in mano, musica, cinema, media e si premiano addosso. Coi soldi di tutti. La patetica liturgia dei Tg coi loro slogan finali fa andare di traverso il pasto. E, dulcis in fundo, i sermoni mattarelli…

VIENNA

«A conclusione del XXIII Congresso Eucaristico internazionale di Vienna, la mattina del 16 settembre 1912 sfilarono per le strade della capitale (…) oltre 150mila persone, tra cui 6mila sacerdoti. Erano presenti i rappresentati delle varie nazionalità austriache e straniere, coi loro distintivi nazionali e coi loro vestiti pittoreschi. Un’indimenticabile impressione produsse il corteo della Corte imperiale, con tutto lo sfarzo delle grandi occasioni, per rendere omaggio al Re dei Re: squadroni di cavalieri della guardia imperiale, una settantina di ciambellani e consiglieri intimi a cavallo, una ventina di consiglieri in cocchi di gala (…). Seguiva il gran cocchio, scintillante di fregi in oro, a grandi vetrate costruito a Madrid al tempo di Carlo VI, tirato da otto destrieri bianchi, accompagnati da scudieri imperiali, dove troneggiava il Santissimo, con i cardinali Willem van Rossum a destra e Franziskus Nagl a sinistra, inginocchiati; mentre a piedi lo circondavano sacerdoti con ceri accesi e con gli incensieri in mano. Dietro al Santissimo, l’Imperatore con l’arciduca Francesco Ferdinando in una berlina tirata da otto cavalli; poi dodici arciduchi in cinque cocchi tirati ciascuno da sei cavalli; finalmente una selva di guardie nobili e di arcieri a cavallo. Al passaggio del Santissimo si fece dappertutto un silenzio profondo e tutti per adorarlo si prostrarono, senza dar segno di ossequio all’Imperatore che immediatamente seguiva» (R. De Mattei, “Infelix Austria?”, Solfanelli, pp. 100, €. 10).